[CREDEVO FOSSE DIO, INVECE ERA UNA TAC]

THE BIG CHIEF

Utente: FrancesGlass

"Facevi risorgere i binari morti
e ricucivi i polsi a tutti"
(Le Luci della Centrale Elettrica)

"Almeno lascia che un'estrema tenerezza
Copra l'allontanarsi
Dei tuoi passi."
(Majakovskij)

NINNOLI

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Scamarcio Contest 2007
Kerouac ci fa una... :P
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Dai, non sei il solo

in *loading* ci sono già passati

martedì, 11 agosto 2009

Hic et nunc

Le vent nous portera

A piè de mà




































Tutto il vento, tutto il tempo, tutta la verità.
Guardo giù e perdo il filo della mia esistenza, mi guardo intorno e capico che questa è la via regia per la felicità, pura, rabbiosa, assoluta.
Non ci sono soluzioni perché non ci sono problemi.
words of pledging trust and lifetimes stretching forever by FrancesGlass at 12:21 | link | commenti
ordung/unordung ordinariamministazione
lunedì, 16 marzo 2009

Parentesi

Ad un certo punto è semplice giungere alla conclusione che i ricordi condivisi con altri siano solo delle bomboniere da tirare fuori nel momento del bisogno, per vivacizzare un po’ le nostre stanze emozionali quando sembrano essere diventate troppo grigie per lasciar spazio ala vita, quando tutto appare come un mero ed asfissiante alternarsi di parentesi.
Non quelle ordinate e logiche di un’espressione matematica, non quelle incisive di un trattato formale, ma solo semplici sospiri che, indipendentemente l’uno dall’altro, nascono e muoiono nel giro di pochi mesi.
(quella volta che sei passato a prendermi e abbiamo camminato per ore ed ore e quando era l’alba abbiamo pensato che (quel cagnolino nero che se ne stava in un buca del centro strada e l’abbiamo portato a casa, zoppicava e gli abbiamo dato un nome bislacco) (le angurie mangiate di fretta, prima di corse alla stazione lungo interminabili piattaforme (un altro treno è partito e niente sarà più come prima) (quella stagione iniziata a marzo che mi rendeva euforica e quando è terminata era già Natale (la mia pianta grassa preferita che implode e nessuno capisce perché) ( le foto migliori sono quelle scattate, stampate e dimenticate nei cassetti che si aprono una volta ogni due anni e ci sono io, guarda che capelli, guarda che trucco e viene da ridere a tutti, viene da ridere persino a me) (le sere che tutto era semplice e quando si rincasava non c’erano pensieri che scompigliavano i capelli (i giorni in cui tutto era difficile e non riuscivo a capire quale motivo meritava di essere pianto per primo (quel paesino lassù, dimenticato dal mondo, i battelli, gli uccelli, i balconi dai quali si vedevano le lune più strane, la fine del mondo nel fondo del mio ennesimo bicchiere) parlare) parlare) parlare a vuoto, a perdifiato, sottovoce, a squarciagola) parlare, vivere, pensare e piangere senza cognizione di causa, con la presunzione di tenere sotto controllo le sgrammaticature dell’esistenza e invece sono solo, ancora, ventidue anni di lavoro perso (…)
words of pledging trust and lifetimes stretching forever by FrancesGlass at 19:35 | link | commenti (1)
ordung/unordung ordinariamministazione
giovedì, 20 novembre 2008

Pensa alla salute!

E' proprio nel momento in cui mi rendo conto che le mie giornate sono ben riassumibili con l'immagine di me che bestemmio facendomi lo shampoo con l'acqua fredda, che capisco di essere veramente sull'orlo del precipizio della nevrosi.
Lo stesso vale per il bisogno irrefrenabile di sparare a tutto volume The Kids are Alright, appena arrivata in ufficio. Con tanto di air guitar.
La gente sta male. E io sto peggio.

 

words of pledging trust and lifetimes stretching forever by FrancesGlass at 07:56 | link | commenti (6)
ordung/unordung ordinariamministazione
martedì, 14 ottobre 2008

Circonvoluzioni sugli allori

Il mio professore di Statistica ha parlato per due ore, bencentoventiminuti, di persone smaciullate per via di proiettili che sono di un millimetro troppo grandi (o troppo piccoli) e che questo sia prevedibile per il 5% dei casi con una tolleranza di +/- 1mm.
La  mozzarella ha deciso di divorziare in modo scellerato dalla pizza che era il mio pranzo, preferendo un netto schianto contro il suolo piuttosto che finire nel mio stomaco che, a quel punto, si contorceva per fame, nervoso e raccapriccio per la lezione di cui sopra.
La mia più autorevole collega di corso è Roberta Sparrow, ma solo a livello estetico. Per il resto è una pensionata qualunque che ha scelto l'Università, al posto dell'Ufficio Postale, per trovare qualcuno con cui parlare dei suoi vari tumori e dei vecchi fidanzati deceduti nella Guerra Mondiale. La prima. Probabilmente per proiettili di misure errate.
Pensavo a questo, mentre aspettavo che mi venissero a prendere, davanti all'area del Circo Orfei. E quell'odore, bé, quell'odore non poteva che suggerirmi che l'ambiente nel quale devo sguazzare per fare anch'io delle stupide foto con la corona d'alloro può essere descritto usando una semplice, biologica parola. Quella che, dopo cazzo, sono solita inserire nel 99% dei discorsi con una tolleranza di errore di +/-0.5. Quella parola che in famiglia si dice che ho troppo spesso in bocca, anche quando parlo di letteratura, e per la quale, alle volte, mi si chiama coprofila.
Esatto, la mia università, il mio umore all'università, le mie colleghe di università, il caffé all'università sono quella parola.

(ma poi un caffé un lungo guarisce questi maldestri bollori, eh)
words of pledging trust and lifetimes stretching forever by FrancesGlass at 22:13 | link | commenti (4)
ordung/unordung ordinariamministazione
martedì, 30 settembre 2008

Limiti

Voglio un pensiero superficiale che renda la pelle splendida

Oggi è il giorno della sospensione del giudizio.
E io penso solo che se la gente la smettesse di fingere di saper fare e iniziasse a fare i conti con i propri limiti, ecco, il mondo non sarebbe migliore. Ma di sicuro la mia giornata non sarebbe ulteriormente appesantita dalla missione di rendere chiaro quanto la loro pantomima sia rivoltante e decisamente paragonabile alla puntata peggiore della peggiore soap opera argentina.
I danni della psicosi.
Loro, che hanno venduto il principio di realtà ad un prezzo irrisorio, ed io, con le mie manie di grandezza.
Tempi duri per i supereroi

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ordung/unordung ordinariamministazione
martedì, 22 luglio 2008

Scappo dalla città

La vita, l'amore e le vacche

Probabilmente questa sarà la mia ultima visita sulla blogosfera sino alla fine delle vacanze. O forse no.
Ad ogni modo, oggi è stato un giorno importante e nei giorni importanti si devono necessariamente prendere decisioni drastiche. Non è importante esservi coerenti nei giorni successivi.
Perchè un giorno importante? Bene, andiamo per ordine.
Prima di tutto, ho avuto conferma del fatto che i dirigenti marketing della Lines credano che le donne, quando hanno le mestruazioni, subiscano un considerevole calo del Q.I. Ho scoperto che da oggi o da non so quanto tempo, sulle trite e ritrite bustine verdi degli assorbenti per donne medie ci sono dei consigli di vario genere. "Aiutati con le fibre per combattere la stitichezza" "Evita di mangiare molti latticini" e via di questo passo. Mi aspettavo di trovare qualche consiglio su come combattere la schizofrenia mestruale, chessò, quell'inspiegabile voglia di torturare l'umanità che mi prende durante il primo giorno e, invece, niente di niente. Non ci credono neanche capaci di compiere atrocità, "in quei giorni". Ecco, sì, altra cosa che odio sono proprio i modi di dire introdotti da quegli odiosissimi spot che parlano di sentirsi leggere come farfalle, di infilarsi i tampax ad occhi chiusi e di sostenere improponibili provini "proprio oggi che mi sono arrivate". Non so in base a quale criterio scelgo quale marca comprare, è un po' come per il dentifricio: forse tendo a scegliere quelli con i nomi meno conosciuti e poi sto con la paranoia di perdere tutti i denti dopo un'ora o di contrarre qualche strana malattia ad uno dei miei organi vitali, senza poter sporgere denuncia perché la sede legale dell'azienda è a Trafamaldore; o forse, molto più semplicemente, li becco a caso perché già mi sembra enormemente stupido stare a scegliere gli assorbenti o, appunto, il dentifricio. Fosse per me, al posto del colluttorio, userei il Mastro Lindo ed il Dash al posto dei sali da bagno.
Questo è il mio primo giorno di vacanza universitaria. In ufficio, no, ci devo andare comunque sino all'8 perché qui siamo quasi in Africa ed il caldo si sta sbizzarrendo con un genocidio di frigoriferi. Ad ogni modo, mi sento in vacanza. Anche per il solo fatto di non dovermi procurare stupide informazioni su esami dai programmi stupidissimi e dalle modalità di valutazione altrettanto stupide. Mi sento in vacanza perché ho iniziato a leggere un altro libro di Jonathan Coe e so che mi ci potrò dedicare anima e corpo senza sentirmi in colpa perché dei manualazzi di psicologia aspettano di essere studiati.
Oggi ho anche scoperto che i Blonde Redhead suonano gratis non tanto lontano da me proprio il giorno in cui sarò al matrimonio della mia collega che, saggiamente, ha scelto luglio come mese per torturarci (mi viene in mente che forse aveva le mestruazioni, quando ha scelto la data). Ho comprato una borsetta minuscola, sufficiente per portarmi dietro cartine e quant'altro.
E quindi dicevo, è un giorno importante. Un giorno così importante che spero finisca presto per lasciare spazio alla mia tanto amata apatia. E' un giorno importante che, se lasciato a briglie sciolte, può trasformarsi in un giorno catastrofico.
E' un giorno tanto importante, ma tanto importante che ho deciso di dedicarmi alla ricerca del vero romanticismo. Perché si sa "in quei giorni" noi donne siamo sempre più romantiche.
Dio mio, l'adorava  perfino quando si scaccolava. Se in quel momento l'avessero costretto a scegliere tra guardare Cicely scaccolarsi o essere lentamente spompinato, a turno, da Brigitte Bardot e Julie Christie, non avrebbe avuto il minimo dubbio.
(La Banda dei Brocchi - Jonathan Coe)
words of pledging trust and lifetimes stretching forever by FrancesGlass at 13:49 | link | commenti (4)
ordung/unordung ordinariamministazione
mercoledì, 09 luglio 2008

Carnaio

Premessa necessaria: oggi mi sento un po' così

Mi sveglio e mi sento come uno qualsiasi dei personaggi di Welsh: insofferenza, poca voglia, occhi gonfi, cerchio alla testa. E ieri non ho bevuto. Pizza pesante, indigestione, insonnia e stamattina ho un esame.
Arrivo all'università in compagnia della sorella dall'aria serafica che dentro di sé nasconde il furibondo Mario, prendo confidenza con l'aria dimessa di gente che sta lì solo per tentare l'esame, trattandosi di squallido e deprimente test a risposta multipla e mi sento il Superuomo di Nietzsche o comunque qualcuno di molto molto importante.
Nell'aula informatica, polli in batteria. La risposta accademica a Tempi Moderni di Charlie Chaplin. Duecento idioti che cercano di dimostrare di aver studiato cliccando la risposta giusta con un mouse ingiallito dalla nicotina. La docente, dopo aver scopiazzato le domande da un sito accessibile a tutti e tral'altro molto noto, si aggira per l'aula con l'aria serena tipica del serial killer, sembra lo scheletro di Meryl Streep che se ne va in giro sorridendo a tutti. E io che credevo che fosse solo una fissa di mia madre quella di dire che gli psicologi sono veramente i più pazzi.
C'è gente che esulta per voti mediocri e io mi ritrovo a bestemmiare sonoramente perché ho risposto bene a tutte le domande. Perché? Perché lo scheletro di Meryl Streep ha deciso all'ultimo momento che i voti alti devono sostenere l'orale, non previsto fino a dieci minuti prima, per dimostrare di non aver copiato. E' qui, potete vedermi con l'espressione ritorta in un misto di ansia e furia omicida, che inizio a sentirmi Josef K che gira e rigira nei corridoi del tribunale, avanti e indietro, su e giù, senza riuscire a capire perché è stato condannato. Fa un caldo boia, potrei senza problemi abbandonarmi alla voglia di compiere una strage stile Colombine costruendo armi con materiali di recupero, ma decido saggiamente di andarmene, considerando come poco propizie le lacrime della ragazza, interrogata per prima, bocciata nonostante la lode allo scritto. Meursault malsopporta il caldo e io mi ci sono sempre un po' riconosciuta nel suo modo di fare.
Salgo in macchina, abbandonandomi ad una crisi di nervi. Dal corpo di mia sorella è venuto fuori Mario, proprio nel momento in cui realizzo che in me vivono le copie fallite ed un po' patetiche di Mr Bean (cazzo, vuoi mettere? Sono il primo caso umano ad aver rinunciato ad un 30) e di Nino d'Angelo. Non so perché, ma sento voglia di sceneggiata napoletana.
E ora sono a casa e sto, finalmente, per andarmene a letto. E forse prima mi metterò a leggere un po', giusto per avere nuovi personaggi ai quali confrontarmi domani, durante l'ennesima giornata di merda del periodo. Le consolazioni della cultura.
words of pledging trust and lifetimes stretching forever by FrancesGlass at 23:27 | link | commenti (3)
ordung/unordung ordinariamministazione
giovedì, 03 luglio 2008

Karasciò

L'ottimismo è sperare di essere colti da un'insolazione

Scoprire che il tuo bar preferito, quello che ti accoglie ogni mattina prima di deliranti ore di studio in biblioteca, chiude per quasi tutto il periodo dell'estate. Deglutire e continuare a camminare.
Lottare con gli auricolari in silicone che, attentando direttamente al tuo timpano, non vogliono più saperne di venire fuori. Deglutire e continuare a camminare.
Arrivare finalmente in ateneo, scoprire che l'aria condizionata è rotta e riscoprirsi abitante di una landa desolata e rovente, dirimpettaia dell'Africa. Deglutire e continuare a camminare.
Parlare con una tua collega di corso di anni 73 che amabilmente, col tono calmo e rassegnato che hanno le nonne del sud, ti annuncia che l'esame da te preparato sommariamente (nel senso che, sì e no hai letto il sommario di ogni capitolo) mercoledì prossimo molto probabilmente sarà orale con la professoressa peggiore della storia dell'istruzione italiana, piuttosto che scritto a risposta multipla in compagnia di simpatici assistenti strafottenti. Deglutire e continuare a camminare.
Arrivare in biblioteca e notare che l'unico posto vuoto è quello accanto al simpatico ragazzo che da mesi cerca di seviziare e uccidere il suo amico immaginario. Deglutire e sedersi mestamente.
Bere un sorso d'acqua e scoprire che non è acqua ma brodaglia frizzante. Deglutire, controvoglia, e bestemmiare a denti stretti.

Molto molto Karasciò.
words of pledging trust and lifetimes stretching forever by FrancesGlass at 14:50 | link | commenti (3)
ordung/unordung ordinariamministazione
martedì, 24 giugno 2008

Rapid Brain Movement




Quando mi butto giu’ non faccio le flessioni
Non guardo neanche la tv
Perche’ mi rompo i coglioni
(Bugo - Io mi rompo i coglioni)


La cosa più importante che ho da segnalare è che da quando sono rientrata nella sadica routine lavoro-esami che incombono-nessuna voglia di studiare-pentimento e senso di colpa ho un sogno ricorrente. Ebbene sì, che bello, anch'io ora posso andarmene in giro a raccontare di un sogno che mi riempie tutta la notte da un bel po' di notti! Nevrosi mia, portami via.
Un chicco di mais. Di un giallo intenso, ovviamente. Ordunque, io non sono brava con le misure ma parliamo di un coso che si aggira intorno ai due metri di altezza e  di larghezza, boh, non saprei dire, ma è veramente un chicco di mais gigante, altro che ogm. Risolve il problema che ho di beccare i singoli chicchi dalla giungla dell'insalata e, ve lo assicuro, beccarli con la forchetta dopo due/tre bicchieri di rosso è veramente una missione impossibile. Dicevamo, il sogno inizia sempre così: cerco di aprire la porta di casa, ma ce la faccio solo fino a 45°, entro e nell'ingresso, sotto un faretto degno della notte degli Oscar, c'è quest'opera della natura che aspetta solo di essere divorata. Lo annuso, senza un motivo preciso, e poi inizio a parlarci.
Esatto, la sottoscritta, davanti ad un eccezionale esemplare di uno dei suoi cibi preferiti non si lascia andare ai peccati di gola, ma scioglie le briglie della favella e sparge un po' di nonsense come zucchero a velo su una torta al cioccolato (da oggi potrei iniziare a sognare una torta gigante, in effetti).
"Oltre a inforcare i chicchi di mais dopo essermi innaffiata col negramaro, uno dei miei problemi principali, a tavola, è che quando inizio a mangiare le ciliegie vorrei conciliare la voglia di prendere solo quelle più prosperose con la necessità di fare bella figura e non stare lì a tastarle una ad una e quindi mi ritrovo sempre a simulare una partita a shangai: sono lì che cerco di pescare la migliore senza neanche sfiorare quelle circostanti, sfigatelle, ancora acerbe o, peggio ancora, beccate dai merli..."
E il chicco resta lì ad ascoltarmi, risollevato dal fatto che probabilmente non ho voglia di mangiarlo. Ogni tanto sospira, forse un po' annoiato. E quindi, non potendolo mettere in frigo, decido di spingerlo per il corridoio, fino al ripostiglio, ma strisciando sul pavimento inizia a prodursi prima un suono stridulo e poi partono le note introduttive di Another Sunny Day ed è sempre in quel punto, nel momento in cui sta per essere scattata quella foto che spaccherà il cuore di uomini, fiori, ragazze ed alberi che mi sveglio e non mi riaddormento più. E mi fiondo in cucina a mangiare.
words of pledging trust and lifetimes stretching forever by FrancesGlass at 15:05 | link | commenti (11)
ordung/unordung ordinariamministazione
lunedì, 16 giugno 2008

Arcobaleni



Quell'abitudine di scrivere su un foglietto cose che comunque non dimenticherei e poi bloccarlo sul frigo con un magnete a forma di infradito arancione, ecco, quell'abitudine è quella che mi aiuta a ricordare che sono in partenza e che finalmente si sente di nuovo odor di binari.
"Panini, the freddo, biglietti Radiohead!"
Basta un solo colore per la felicità?
words of pledging trust and lifetimes stretching forever by FrancesGlass at 21:54 | link | commenti (8)
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