


Succosa confidenza: il mio egocentrismo mi porta a valutare la conversione.
[Si ringraziano Don X e Andrea per la gentile concessione, e mia sorella per il marmo Verde Guatemala sullo sfondo. Profusione di abbracci anche per tutti coloro che hanno risvegliato il cristiano che era in loro.]
Perché?
Non è che mi sopravvaluto.
Ma oggi, all'incontro di orientamento per Scienze e Tecniche Psicologiche, c'era uno con una maglietta con su scritto P S Y C H O.
E non aggiungo altro.

Mi viene in mente che tutti i vantaggi dell'essere donna ed avere una sorella con la quale si condivide gran parte delle proprie gioie e dei conseguenti dolori (ebbene sì, questa è la grammatica della felicità: prima il dolce, poi l'amaro!) siano ben riassumibili da quell' impareggiabile esempio di femminilità ed elegante complicità rappresentato da Patty e Selma Bouvier.
Femminili. Proprio così.
Peli lunghi ed incolti sulle gambe ed i piedi a mollo nell'acqua e sale davanti alla tv.
Elegantemente complici, ma soprattutto di gran classe. Charme gusto nicotina.
Se io e mia sorella dovessimo scegliere una coppia di donne alla quale rapportarci, non avremmo dubbi: la nostra scelta ricadrebbe senza dubbio su di loro. O meglio, la mia scelta. Ma anche mia sorella, opportunamente narcotizzata, non opporrebbe poi tanta resistenza.
Ci manca giusto un Homer sul quale riversare tutti i nostri rancori verso il genere maschile (Marge insegna “Se sei una donna, puoi serbare rancore”).
E probabilmente dovremmo smettere di depilarci e di snobbare le peggiori soap argentine e tutto, dico TUTTO, sarebbe perfetto.
E invece spendiamo ancora soldi in cerette e cure estetiche, soldi che potrebbero essere investiti in gioiosi pacchetti di Merit.
E ci dedichiamo allo svolgimento di test d’ammissione che meriterebbero d’essere svolti in piedi.
E ancora non abbiamo trovato un essere ruttante da maltrattare.
Che ci sia concesso ancora qualche mese: ci stiamo lavorando su.

Da aggiungere nella mia lista dei desideri.
Sia il prodotto che il testimonial, s'intende.
- Uomini da sposare -
Ricordate la figura dell’uomo che vendeva cocco in spiaggia, gridando “Cocco bello” e che faceva tanto sapore di mare?
Io oggi ho (ri)visto di meglio.
Caldo.
Dribblando l’ombra di teste di cazzo che mi piantavano l’ombrellone a due centimetri, cercavo di prendere un po’ di sole, solo per evitare gli sguardi apprensivi dei miei amici lontani che, davanti al mio pallore, avrebbero immaginato corsie di ospedale, malattie infettive e tanta tanta sofferenza.
Poi, all’improvviso, sento una voce lontana che si erge sulle altre.
Vitamine, proteine, riprese fisiche, riprese ormonali, aiuti umanitari.
Non chiedetemi l’attinenza di questi vocaboli col cocco, ma ero sicura che fosse lui.
Il tipo rinsecchito che l’anno scorso vendeva cocco a prezzi killer, con un cesto da baccante tra le braccia ed un tatuaggio di gatto Silvestro sul polpaccio destro.
Alzo lo sguardo. Ancora non riesco a scorgerlo.
Mangia il cocco sulla spiaggia, mangia il cocco e viaggia.
Si sta avvicinando, lo sento.
Butta via la sigaretta, prendine una fetta.
Smetto di pensare al fatto che, per abbronzarmi, mi sto liquefacendo; con uno scatto prendo il cellulare ed inizio a scrivere.
Dai il cocco al tuo bambino che gli cresce il pistolino e se non crescerà andrà dal suo papà.
Inizio a pregare un dio, uno qualsiasi, perché mi mandi un videocamera.
E ne diamo un po’ al bagnino che ce l’ha davvero piccolino.
La preponderanza dell’anatomia nelle rime di questo nomade poeta mi lascia indubbiamente senza fiato.
Sono in estasi. Ha un paio di occhiali alla Natural Born Killer e lascia trapelare il suo leggerissimo (?) accento napoletano cimentandosi in rifacimenti vari ed eventuali del camorrista che scioglie il cuore di mamme e figlie.
Perché non esistono più i circhi di una volta? Quegli dove si trovavano i nani, i tizi strani ed il proprietario che metteva su un po’ di versi per invitare i passanti ad entra. Già me lo immagino con un paio di pantaloni a righe ed un panciotto ottocentesco.
Il signore col pizzetto mangia il cocco ed è perfetto.
Parla di mio cognato che cede al fascino partenopeo.
Continuo a ridere. Lui mi guarda compiaciuto e con la stessa espressione di Dante davanti a Beatrice mi dice
Se ne mangi tante fette ti crescono le tette.
Io VOGLIO quest’uomo.
Vitamine, proteine, riprese fisiche, riprese ormonali, aiuti umanitari.
La luce solare lo ingoia. Lontano da me. Ah.
ovvero quello che una donna come me non dice e che uno stronzo qualunque non ha bisogno di sentirsi dire per l'ennesima volta
CLIENTEIMBECILLE: Signorina, lei mi aveva fissato un appuntamento per una settimana fa..
Tipica tattica dei clienti che cercano di scatenare vaghi sensi di colpa nella mia marmorea anima da segretaria ed ottenere di riflesso una qualche agevolazione
FRANCESGLASS: No, guardi, non mi risulta. Forse ci sarà stata un'incomprensione: sono sicura di averle dato un appuntamento per lunedì prossimo.
Rispondo utilizzando il 10% del cervello (abile nel tradurre gli insulti in un discorso fluido e politicamente corretto), il resto è impegnato a scegliere la playlist della webradio che mi terrà compagnia per tutta questa tragica mattinata
CLIENTEIMBECILLE: Allora, lei non solo mi sta dicendo che sono un bugiardo, ma mi sta dando anche del visionario e dell'opportunista. E' come se lei stesse implicitamente dicendo sono un manipolatore, o qualcosa del genere.
Qualcosa da aggiungere? Mai parlato con una persona così perspicace.
Mi faccio scivolare il tempo addosso, mi sembra quasi di sentire la carezza calda del vento buono.
E' tutto dannatamente uguale al liceo quando, non riuscendo a risolvere un'equazione, rincontrollavo i passaggi fino alla nausea senza riuscire a focalizzare l'errore.
C'è qualcosa che non va, mi sfugge la mossa sbagliata.
Le parole a mia disposizione risultano ridondanti al cospetto degli stati d'animo che vorrei esternare.
C'è che sono tesa.
Questo depresso/depressivo, e a tratti patetico, appunto sul mio quaderno era seguito dal titolo e dal nome dell'autore di un libro, trovato questa mattina tra i prodigiosi cestoni di libri a cinque euro che Carrefour dà in pasto ad inconsapevoli casalinghe, finite tra quelli scaffali in cerca del Dash in offerta.
Dato l'enorme carico di malumore d'ordinanza da sorreggere, la mia memoria a brvee termine lo aveva messo un pò da parte sino a quando non è stata sollecitata a ritirare in ballo quest'esperienza da ricordare.
Ebbene.
Titolo: Il libro del sesso
Autore: (nome proprio illegibile) Godson
Copertina rigida decorata da vistose strisce gialle e fucsia.
Sono irriducibile.
Un libro con un titolo ed una copertina del genere non poteva passare inosservato ad una come me. Nonostante il malumore, la tensione e blablabla.
Non era una guida al sesso come quelle che ci si aspetta di trovare in un ipermercato (per intenderci, quelle con consigli sul sesso orale, sulla frigidità e tutte quelle cose che possono saltarti in mente mentre, da quarantenne un pò triste e prossima alla menopausa, sei impegnata a scegliere tra fusilli e farfalle): apro una pagina a caso e mi ritrovo davanti ad una raffigurazione, per la scelta dei colori molto vicina alla pop art, dell'organo genitale femminile. Sorvolo sulla sua (poco) probabile validità tecnica per soffermarmi su un altro gustoso aspetto del libro.
Ogni capitolo trattava un argomento, al lato del libro vi erano delle citazioni di persone che magari negli States hanno la stessa posizione culturale che riveste Flavia Vento qui in Italia. Comunque. Nel capitolo riguardante la masturbazione anale, una donna del Nord-Carolina di nome Rachel raccontava in toni entusiastici di quando suo marito le disegno i baffi con. Con. Ecco, con i "residui" della masturbazione anale che le aveva praticato qualche secondo prima.
Un anneddoto illuminante.
Ecco perchè poi sono rimasta interdetta quando, chiudendo il libro, mi sono ritrovata davanti a mia sorella, di ritorno dal reparto ortofrutticolo, che mi chiedeva se le melanzane le preferivo arrostite piuttosto che fritte.
Non ho ancora trovato l'errore nell'equazione di queste mie giornate depresse.
Scamarcio :"Devo tutto questo a mia sorella, all'Eureka, al farmacista che mi ha venduto quel collirio miracoloso!"
Scamarcio Contest - Traccia numero tre
(se non avete idea di cosa stia parlando andate qui)
Scarmarcio Riccardo (col cognome davanti, è così che merita di essere presentato) il tredici novembre compirà ventott'anni.
E' l'idolo di una fauna indefinita della quale fanno parte quelle ragazzine urlanti, con cuori glitterati stampati sulle guance, che lottano con i propri genitori per ottenere il permesso di tatuarsi quella fragolona con tanto di bandana che è il logo di Tre metri sopra il cielo.
E' la giovane promessa del cinema italiano, questo almeno è quello che dice Sandro Meyer, direttore di una rivista gossippara tipo "Chi" "Gente" "Frizzi, lazzi e cazzi".
E' il ragazzo tenebroso che ricorda alle donne italiane quanto sia coinvolgente l'amore per uno "difficile", per uno che anche per proclamare l'urgenza di pisciare corruga la fronte e abbassa notevolemente il tono di voce.
Riccardo si alza sconvolto, gli succede ogni volta che sogna di essere diventato un attore come raifiction comanda.
Si trascina fino allo specchio nel corridoio e, corrugando la fronte, si dice
- Ehy...
Non va bene, è ancora poco convincente.
Ha le sopracciglia troppo grosse e residui tra i denti della trippa di ieri sera.
Si farà una doccia. Dopo penserà al futuro.
Sotto il getto d'acqua calda, Riccardo pensa al programma della giornata: sono le dieci e questo significa che lo attendono circa sedici ore di nulla.
Si troverà qualcosa da fare, magari dando uno sguardo agli annunci di lavoro della bacheca nel bar sotto casa.
Passando per il corridoio si ferma nuovamente davanti allo specchio e ripete la scena: corruga la fronte e poi..
- Ehy...
Niente, ancora non si piace.
Dovrebbe cambiare le lenti a contatto, sulla confenzione c'era scritto "Lenti giornaliere", ma lui ce l'ha addosso da più di un mese. Questo forse spiega la congiuntivite.
Mentre le sostanze psicotrope spiegano le borse. Dovrebbe farla finita, con quelle cose.
Dovrebbe cercare qualche altra ispirazione, il suo sogno di diventare come Arthur Fonzarelli, evidentemente, non potrà mai essere esaudito. L'ipotesi di prendere come modello Roberto Farnesi gli sembra piuttosto allettante e, di sicuro, più accessibile.
Dovrebbe leggere un pò di più, giusto per mantenersi in allenamento. Ormai, alla guida, gli capita di dover rallentare poiché la sua lettura sillabata diventa ogni giorno più stentata.
Corre in camera di sua sorella, rovista spasmodicamente tra i Cioé e i Top Girl e trova un blocco di fotocopie che porta il titolo di Tre Metri Sopra il Cielo. Le prime due righe sembrano semplici, lo dimostra l'assenza di periodi ipotetici.
Si cimenta nella lettura, capisce il senso delle frasi, si sente un illuminato.
Dopo giorni di sforzi, di stenti, di concentrata lettura, Riccardo si affaccia alla finestra per prendere una boccata d'aria, Andria gli appare in tutta la sua sfavillante tristezza e lui le urla in faccia "Eureka*, ho la risposta ai miei problemi!".
Si sente un uomo nuovo.
Si appropinqua allo specchio corruga la fronte. Perfetto.
Prende il primo treno per Roma.
Nello zaino porta solo quelle fotocopie, un dizionario della lingua italiana (non si sa mai i romani, nell'italiano dell'uso medio, si servano di più parole dei suoi compaesani) e due bottiglie d'acqua prodotta nella sua regione. Dovesse fallire il progetto di diventare attore, potrebbe sempre cimentarsi nella promozione di questo marchio che tira fuori quell'acqua da latrine ad altissime quote, sparse per il basso Salento.
Alla Termini corre in bagno. In treno, per la noia, ha fatto fuori tutte e due le bottiglie d'acqua e queste probabilmente gli hanno favorito la diuresi, altro che Rocchetta.
Dopo la minzione, davanti allo specchio si guarda profondamente (un pò si eccita, per quelli occhi profondi e furbeschi).
Alla sua destra un uomo lo sta fissando e lui, mantenendo il carisma acquistato davanti al suo riflesso, lo guarda e fa
- Ehy..
L'uomo, al secolo Luca Lucini, si complimenta con Riccardo. Lo vuole nel suo film.
- Ora mi manca solo un soggetto, un produttore ed il resto del cast tecnico ed artistico...
- Ehy...
Riccardo tira fuori il mazzo di fotocopie che l'hanno condotto in quel paradiso terrestre.
Riccardo e Luca, nel bagno della Termini, sono felici.
Il resto è storia.
* Dubitiamo profondamente della preparazione classica di Riccardo ed è per questo che propendiamo verso l'ipotesi che, nella sua esclamazione, egli abbia voluto riferirsi alla marca dell'acqua a basso costo con la quale brindava alla sua ritrovata capacità di lettura.