In un attimo, prese a ricucire i fili che aveva lasciato pendere dalla trama delle sue relazioni per tutti quelli anni. Prese a ricucirli con la cura paranoica di chi non conosce bene l'obiettivo da perseguire, ma continua a testa bassa, prese a ricucirli con la speranza adolescenziale di ricavarne fuori un arazzo perfetto, da appendere nel salone più illuminato della sua coscienza, da mettere in bella vista su quella parete alla quale tante volte si era appoggiato cercando di spogliarsi dei propri sentimenti.
Ma la verità è che nel momento in cui un filo veniva incastrato in un percorso ideale, tutti gli altri cedevano, stanchi, esausti, e non c'era verso di ricavare un disegno unitario. Si tirava il capo di un filo e tutti gli altri rapporti si increspavano in una smorfia di disgusto.
Approssimativo. Incocludente. Irrazionale. Sfuggente. Volubile.
Mettere in ordine alfabetico gli aggettivi che da sempre gli erano stati attribuiti era ora l'unica cosa che lo legava al passato, agli altri, l'unico passatempo che poteva permettersi di fare senza recare disturbo.