[CREDEVO FOSSE DIO, INVECE ERA UNA TAC]

THE BIG CHIEF

Utente: FrancesGlass

"Facevi risorgere i binari morti
e ricucivi i polsi a tutti"
(Le Luci della Centrale Elettrica)

"Almeno lascia che un'estrema tenerezza
Copra l'allontanarsi
Dei tuoi passi."
(Majakovskij)

NINNOLI

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Scamarcio Contest 2007
Kerouac ci fa una... :P
Y-Awards (l'ennesimo contest truccato!)

Dai, non sei il solo

in *loading* ci sono già passati

sabato, 20 giugno 2009

You know where you are

Qui, sottocorteccia. Ecco dove resti.
Al riparo, sotto il mio lobo frontale. Ignori le scelte, le decisioni, i ripensamenti, i rimpianti.
E quando credo di essere altrove, quando credo veramente di aver scovato un'uscita d'emergenza, realizzo di essere semplicemente tornata in quel groviglio di neuroni a farti un saluto.
words of pledging trust and lifetimes stretching forever by FrancesGlass at 20:34 | link | commenti (3)
ordung/unordung girovita-dafne
giovedì, 11 giugno 2009

Stab

Vedi, lo sapevo che sarebbe arrivata.
Ci vuole troppo tempo per aspettare che l'Umore si rimetta in sesto e che quest'inutile vagare conduca in un luogo che non sia solo un vicolo cieco tra mura insormontabili.
E' che oggi la ricerca compulsiva di un trampolino mi ha debilitata. E' che lo so che piove e poi smette, ma questa spiacevole sensazione d'eterno mi fa venire l'ansia di cercare tempo, perché ci si convince di non averne quando in realtà il tempo è infinito.
E' che l'immortalità per un accidioso equivale ad avere il cancro per una persona qualsiasi, un'agonia lunga, senza soluzione di continuità. La frustrazione dell'impossibilità di arrivare, è questo che lacera ed inonda di grigio tutto il resto. Come una tempesta qualsiasi, come questa tempesta, attesa da mesi, impressa nel marmo.
words of pledging trust and lifetimes stretching forever by FrancesGlass at 23:32 | link | commenti (1)
ordung/unordung suicide medicine
sabato, 06 giugno 2009

#9 Helmer

Helmer, lo scemo di casa, andò via di mattina presto.
Immagine sfumata di lui voltato a tre quarti che saluta senza malinconia. Immagine di una tristezza che se ne va in altre sconfinate lande di solitudine
Helmer balbettava e nessuno in famiglia capii per davvero perché avesse deciso di mettersi da parte, nelle retrovie delle vicende umane.
C-c-c-iaaaao
Helmer che non si allontanava da solo neanche per andare al tabacchino. Helmer che ora andava via per sempre, eccolo, nella sua espressione peggiore, la bocca spalancata in un modo plastico, nell'estremo tentativo di canalizzare i pensieri attraverso la faringe, su per il cavo orale.
Tempi che bastava un utopia per dare vita ad un progetto, che non serviva un navigatore per orientarsi, tempi che, direbbe mia madre, il tempo non era malato come ora e l'estate era estate, ma con moderazione. Tempi che si dormiva comunque con le porte chiuse a chiave, direbbe mio nonno, che noi non si è mai stati intimi col potere. Tempi che mancava il latte per i neonati e l'acqua la si prendeva alle fontane.
E' questo che racconta Helmer, con il suo cappello sdrucito ed una giacca cascante sulle spalle, con la mano deformata alzata a mezz'aria, questo racconta quell'uomo biondo senza dio, figlio di nessuno, cresciuto mangiando tulipani e prendendo a morsi il ventro tra gli ulivi, il bambino che godette di un amore più forte perché era diverso, balbuziente, stupido, biondo e con un nome tedesco.
Helmer che sopravvive in questa foto nel fondo di un cassetto e là fuori chissà che uomo è, chissà se ancora è, o se ne resta solo l'eco del suo balbuziente incedere.
words of pledging trust and lifetimes stretching forever by FrancesGlass at 14:29 | link | commenti
ordung/unordung polaroid