
A te che pensarai che queste righe non ti riguardino
Tra i resti di una festa, sotto montagne di coperte.
Mi accendo l'ennesima sigaretta, per dissimulare la sensazione di freddo prodotta da queste quattro pareti bianche abbigliate di improbabili opere d'arte folkloristiche.
Il buio di fuori preme contro le imposte ben chiuse, la luce di dentro, gialla, morbida, si appoggia sinuosa sulle nostre parole che sono i trampolini dai quali ci lanciamo con ostentato entusiasmo, le nostre parole che sono i divani sui quali ci accasciamo per le sconfitte taciute, per le depressioni ben esplicabili.
Succede che a parlar troppo ci si procuri dolori multipli alla mascella, alle mani, al collo, al lobo frontale; ma il punto è che a tacere per un lasso di tempo considerevole non si fa altro che aumentare il peso della vita sullo sterno.
E' un attimo, è già mattina. Lo vedi?
Pensiamo quasi le stesse cose, parliamo quasi nello stesso modo, siamo quasi la stessa persona. Ma ci risparmiamo la fatica della solitudine.