[CREDEVO FOSSE DIO, INVECE ERA UNA TAC]

THE BIG CHIEF

Utente: FrancesGlass

"Facevi risorgere i binari morti
e ricucivi i polsi a tutti"
(Le Luci della Centrale Elettrica)

"Almeno lascia che un'estrema tenerezza
Copra l'allontanarsi
Dei tuoi passi."
(Majakovskij)

NINNOLI

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Scamarcio Contest 2007
Kerouac ci fa una... :P
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Dai, non sei il solo

in *loading* ci sono già passati

sabato, 17 gennaio 2009

Io non sono qui

E' che mi sento sospesa tra il primo ed il secondo verso di quella canzone, la ricordi?, che è uno di quei pezzi che ti fanno subito venire in mente dov'eri, cos'eri e cosa facevi la prima volta che le hai ascoltate. Dopo It's over, quel breve momento di lucida sofferenza prima di dire I hope you're with someone e via discorrendo, è lì che mi trovo con un nodo in gola che è il raccordo di tutto quello che è successo fino ad oggi. 
E' che le cose, in questo periodo, vanno un po' come il vecchio giradischi che stazionava nel vecchio salone della mia vecchia casa: c'è un rumore di fondo, un disturbo, un continuo grattare che, purtroppo, è impossibile rimuovere. Almeno per ora.
E' che la cosa più difficile da ammettere è che la sospensione, in certi casi, è l'unico stato che dia sicurezza.
Tornare e ritornare a quel punto tra due versi. Tornare e ritornare agli stessi ricordi.
Da sola in casa, fuori il caldo torrido e due vicini che continuavano a litigare. E il calendario, il calendario che non si muoveva di un solo giorno.




words of pledging trust and lifetimes stretching forever by FrancesGlass at 16:37 | link | commenti (8)
ordung/unordung inner-eye
venerdì, 09 gennaio 2009

Annodare le notti per non annoiarsi

A te che pensarai che queste righe non ti riguardino

Tra i resti di una festa, sotto montagne di coperte.
Mi accendo l'ennesima sigaretta, per dissimulare la sensazione di freddo prodotta da queste quattro pareti bianche abbigliate di improbabili opere d'arte folkloristiche.
Il buio di fuori preme contro le imposte ben chiuse, la luce di dentro, gialla, morbida, si appoggia sinuosa sulle nostre parole che sono i trampolini dai quali ci lanciamo con ostentato entusiasmo, le nostre parole che sono i divani sui quali ci accasciamo per le sconfitte taciute, per le depressioni ben esplicabili.
Succede che a parlar troppo ci si procuri dolori multipli alla mascella, alle mani, al collo, al lobo frontale; ma il punto è che a tacere per un lasso di tempo considerevole non si fa altro che aumentare il peso della vita sullo sterno.
E' un attimo, è già mattina. Lo vedi?
Pensiamo quasi le stesse cose, parliamo quasi nello stesso modo, siamo quasi la stessa persona. Ma ci risparmiamo la fatica della solitudine.

words of pledging trust and lifetimes stretching forever by FrancesGlass at 12:18 | link | commenti (1)
ordung/unordung inner-eye