[CREDEVO FOSSE DIO, INVECE ERA UNA TAC]

THE BIG CHIEF

Utente: FrancesGlass

"Facevi risorgere i binari morti
e ricucivi i polsi a tutti"
(Le Luci della Centrale Elettrica)

"Almeno lascia che un'estrema tenerezza
Copra l'allontanarsi
Dei tuoi passi."
(Majakovskij)

NINNOLI

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Scamarcio Contest 2007
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Dai, non sei il solo

in *loading* ci sono già passati

sabato, 20 dicembre 2008

Girotondi e ghirigori

Killing time won't stop this crime

E il Natale arriva che sei impegnata a disfarti di frasi d'amore indirizzate a terzi.
Ti volti indietro e vedi chiaramente il tempo perso in girotondi e ghirigori per arrivare al punto in cui si sarebbe potuti arrivare seguendo semplicemente una linea retta.
Ora i ghirigori si sono trasformati in coltelli affilati e i girotondi in gabbie in cui sei rinchiusa con le ombre di tutto ciò che sarebbe potuto essere.
Il Natale arriva che sei impegnata a rimuginare su altro. E non ci fai neanche tanto caso.
words of pledging trust and lifetimes stretching forever by FrancesGlass at 19:05 | link | commenti (6)
ordung/unordung inner-eye
lunedì, 15 dicembre 2008

Stamattina

Dafne, questa mattina dormivi. Dormivi pesante, com'è tuo solito.
Chissà che sognavi, chissà perché tenevi congelata sul viso quell'espressione contrita, chissà se t'aspettavi la mia partenza. Chissà.
Sono andato via mentre dormivi, Dafne, per conservare nella memoria l'immagine del tuo corpo letteralmente gettato sul letto, di traverso, come quando, dopo un orgasmo, te ne restavi spossata a guardare il soffitto pensando a niente. Perché io ci credo ancora, ci ho creduto fino a ieri, alla tua risposta "Niente, non penso a niente!".
I tuoi occhi. Li ricordo bene i tuoi occhi che pensano a niente: degli antri scuri che gettano vuoto nel nulla, dei coltelli affilati che invertono il moto dei pianeti con ben poco sforzo.
Quant'eri bella, Dafne, quando urlavi. La paura sulla tua pelle non era inquietante, no, era sensuale, Dafne.
Mi ritorna nel naso il profumo del tuo affanno, dei tuoi capelli sudati.
Dafne, vado via. Ti lascio a fissare il soffitto per l'eternità, cullata dal calore del tuo sangue che scende giù nel materasso.
Ti lascio, Dafne, perché il meglio di te l'ho già preso.
Non ti riconosceranno, già lo so. E io porterò con me il segreto dei tuoi sospiri, del tuo nome, di tutte le tue adorabili abitudini.
Per loro sarai chiunque, dipartita in un modo qualunque. Stamattina.

words of pledging trust and lifetimes stretching forever by FrancesGlass at 13:43 | link | commenti (1)
ordung/unordung girovita-dafne
lunedì, 01 dicembre 2008

#10 Ines

"Ines, mica devi fare la cantante!"
Gli anni Sessanta volgevano al termine e mentre il mondo sussultava di nuovi fermenti, il viso di mia nonna si contorceva in una paresi che sarebbe poi diventata il ricordo principale, riconducibile a quegli anni, di mia madre e dei suoi fratelli.
Era il tempo in cui le giovani donne rivendicavano il loro genere sessuale, mio padre calcava le prime strade svedesi e ancora mi racconta senza freno di tutti quei giovani uomini picchiati negli angoli più bui da orde di seducenti donzelle incazzate. Le nuvole barocche di De André tagliavano i cieli di Genova e Armostrong compiva, forse davvero forse per finta, quel grande balzo per l'umanità e Jan Palach illuminava i cieli di Praga con l'ardere della sua carne, mentre sui cieli di questo paesino che, sulla carta, lo perdi in un attimo e non lo ritrovi più, non succedeva niente di nuovo: il sole continuava ad alternarsi con la luna, come ormai faceva da un bel po' di tempo, ogni tanto pioveva, ogni tanto la cappa grigiastra di calore tropicale dava già le prime avvisaglie del fatto che qualcosa non andasse proprio nel verso giusto. Ma niente. Niente di niente. La storia qui non arrivava: era come un'amante infedele che cercava conforto e perdono ma che veniva puntualmente messa alla porta senza pietà.
A mia nonna il labbro destro le si era stirato in una smorfia, un ghigno che qualcuno avrebbe poi osato definire quasi malefico, senza una ragione precisa. Paresi, dissero e non addussero cause. Fisioterapia, dissero, è di questo che c'è bisogno.
Era il tempo in cui i medici erano troppo distratti dalla fama conquistata tra la gente del paese. Il tempo in cui si era capaci di fare terapia sul lato sano del viso, ignorando del tutto quello malato. Un tempo che non se n'è mai andato via del tutto, sono passati quasi quarant'anni e mi sembra di sentire le lamentele di mia nonna al medico, di coro alle lamentele di qualsiasi anziano che si aggira imperterrito su queste strade lastricate, ricondotte agli antichi fasti da un signorotto di paese decisamente presuntuoso.
"Ines, mica devi fare la cantante!". Questo rispose il medico a mia nonna mentre si affrettava a chiudere l'ambulatorio per andare al circolo cittadino per una briscola. Ed effettivamente erano tempi in cui, pur avendo un'ugola mirabile, non si sarebbe riusciti a vedere le luci della ribalta neanche col cannocchiale.
words of pledging trust and lifetimes stretching forever by FrancesGlass at 17:24 | link | commenti
ordung/unordung polaroid