[CREDEVO FOSSE DIO, INVECE ERA UNA TAC]

THE BIG CHIEF

Utente: FrancesGlass

"Facevi risorgere i binari morti
e ricucivi i polsi a tutti"
(Le Luci della Centrale Elettrica)

"Almeno lascia che un'estrema tenerezza
Copra l'allontanarsi
Dei tuoi passi."
(Majakovskij)

NINNOLI

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Scamarcio Contest 2007
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Dai, non sei il solo

in *loading* ci sono già passati

martedì, 30 settembre 2008

Limiti

Voglio un pensiero superficiale che renda la pelle splendida

Oggi è il giorno della sospensione del giudizio.
E io penso solo che se la gente la smettesse di fingere di saper fare e iniziasse a fare i conti con i propri limiti, ecco, il mondo non sarebbe migliore. Ma di sicuro la mia giornata non sarebbe ulteriormente appesantita dalla missione di rendere chiaro quanto la loro pantomima sia rivoltante e decisamente paragonabile alla puntata peggiore della peggiore soap opera argentina.
I danni della psicosi.
Loro, che hanno venduto il principio di realtà ad un prezzo irrisorio, ed io, con le mie manie di grandezza.
Tempi duri per i supereroi

words of pledging trust and lifetimes stretching forever by FrancesGlass at 15:29 | link | commenti (4)
ordung/unordung ordinariamministazione
mercoledì, 24 settembre 2008

Pool of sorrow, waves of joy

But of all these friends and lovers
there is no one compares with you
(The Beatles - In my Life)

Perché tra i tanti cattivi pensieri accatastati nel ripostiglio che la mia mente è diventata negli ultimi giorni, persistono delle scatole colorate dove sono conservati l'entusiasmo e l'empatia, piccole matrioske colorate da tirare fuori davanti a quattro righe che mi son state spedite direttamente dal settimo cielo.
Perché la condivisione della gioia è il più fruttuoso dei convivi.
Ecco.
Ecco perché i nuvoloni si aprono e lasciano che la luna spii questi strani esseri umani come dal buco di una serratura.
Ecco perché l'autunno è meno melanconico. E il mio caffé, questa sera, è tutto dedicato a te.
words of pledging trust and lifetimes stretching forever by FrancesGlass at 19:38 | link | commenti (1)
ordung/unordung inner-eye
domenica, 21 settembre 2008

Cucchiara e Scugghias

Cucchiara e Scugghias vivevano sul terrazzino della mia casa d'infanzia, in corrispondenza della mia camera da letto. Mia madre diceva che non erano spiritelli cattivi, solo un po' dispettosi: se disturbavo loro il meritato riposo, continuando a chiacchierare senza la benché minima intenzione di prendere sonno, era probabile che loro se la prendessero un po' a male e iniziassero a correre da un parte all'altra del terrazzo con l'intenzione di non farmi addormentare per il resto della notte.
Nella mia famiglia, l'Uomo Nero non è mai stato visto di buon occhio, e neanche il Lupo Cattivo. Ai miei, quei due loschi figuri non stavano per niente simpatici neanche quando incedevo con i capricci e me ne andavo in giro per la casa urlando e dimenandomi. Non era il loro ambiente, insomma, ed infatti presi atto della loro esistenza solo intorno ai sei anni, attraverso un cugino che viveva praticamente con addosso il terrore di essere rapito durante la notte dall'UomoNero&LupoCattivo Corporation: sapeva che ogni sua cattiva azione gli si sarebbe ritorta contro e che i fatti di cronaca nera, riferiti dai tg che sua mamma e suo papà ascoltavano con sadico attaccamento, non avrebbero potuto neanche lontanamente fornire un'idea delle torture che avrebbe subito da quei due mostri non meglio definiti.
Ci siamo trasferiti circa cinque anni fa, da quella casa con le pareti umide, disegnata da un geometra di fine Ottocento dedito all'alcool e ai barbiturici, all'epoca ero ovviamente già bella cresciutella e non credo che Cucchiara e Scugghias abbiano fatto i bagagli per seguirci nella nuova abitazione: il terrazzino più grande e più curato di sicuro li avrebbe disorientati ed inoltre credo che iniziassero a provare la noia di vivere in una casa senza bambini. Chissà se avranno trovato un nuovo bimbo a cui fare qualche dispettuccio, chissà se tornerebbero, sapendo della nascita di mio nipote.
Io so solo che, ogni volta che penso alle mie notti bambine, penso ad una me alta a stenti un metro, con i capeli lunghi e gli occhi sproporzionatamente grandi che, ogni volta che non riesce a dormire, muore dal ridere pensando ai mostriciattoli che ha la fortuna di ospitare sopra la sua camera da letto. Folletti poco credibili anche solo per i loro nomi (Cucchiara nel mio dialetto significa cucchiaio e Scugghias è un'elaborazione spagnoleggiante del modo dialettale meno elegante che esista per definire l'ernia inguinale)...me li sono sempre immaginati così: il più giovane ricurvo come un cucchiaio delle portate buone che mia madre conserva da sempre nella credenza del salone e il più vecchio, pieno di acciacchi, con lo sguardo ancora luciferino e con una visibile ernia inguinale che gli impedisce determinati movimenti ma che non lo mette di malumore neanche per un istante.

Come potrei prendere sul serio la vita, e tutte le altre disgrazie, dopo aver avuto due amici immaginari del genere?
words of pledging trust and lifetimes stretching forever by FrancesGlass at 12:34 | link | commenti (3)
ordung/unordung inner-eye
sabato, 13 settembre 2008

Il girotondo dell'Addio

Il negozio all'angolo, di cose dolci vende solo Smarties, è per questo che li abbiamo comprati e poi li abbiamo gettati nel letto, disprezzandoli. E ci siamo svegliati coi dolori più strani.
Abbiamo messo Control, abbiamo messo anche Pi Greco - Il teorema del delirio, abbiamo ascoltato i New Order, il tg2 ché ti dicevo che è il tg peggiore dopo quelli di Mediaset che non sono neanche tg e tu stentavi a credermi, dunque ci siamo affacciati dalla finestra. Una vecchia signora malandata, un po' massaia, un po' puttana, un po' cartomante urlava ai questurini che il marito la picchiava, la picchiava giorno e notte senza soluzione di continuità. (E poi sono andati via, chissà se la picchia ancora o se lei l'ha ucciso con qualche punteruolo, l'ha impagliato e venduto alla mostra di quartiere "Sono un'artigiana io, faccio le cose con le mie mani!").
Ho guardato il terrazzino del dirimpettaio, pieno di piante ormai ingiallite dalla noia di questo posto, si vedrebbe il giallo anche sulle mie braccia se solo fossi un po' meno bianca, se solo avessi una pigmentazione un tantino diversa da quella che, fortunatamente, mi ritrovo. Hai guardato l'orologio e mi hai detto Parto, ma ci vediamo presto.
Non era vero e ne ero cosciente, mentre ero a metà della settima tazza di caffé pomeridiano.
words of pledging trust and lifetimes stretching forever by FrancesGlass at 10:11 | link | commenti (4)
ordung/unordung girovita-dafne
domenica, 07 settembre 2008

Each coming night

Tornata a casa presto, con l'impellenza di sporcare qualche riga.
E, invece, davanti al foglio bianco che riflette qualsiasi incertezza, ti ritrovi a considerare il fatto che tutte le parole che vorresti dire, che vorresti pensare, se ne stanno coagulate in un angolo del cervello che non riesci a raggiungere razionalmente. E tutti i pensieri che vorresti concludere restano inevitabilmente sospesi, grumi di noioso pessimismo che non riesci a sciogliere, nemmeno nel caldo di una sera di fine estate, con una birra davanti; nemmeno con la consapevolezza di avere sigarette e tabacco a sufficienza per passarci una nottata, seduta in poltrona, con un libro pessimo da leggere.
I libri pessimi sono quelli che ti tengono maggiormente sveglia e che maggiormente ti fanno venir voglia di sigarette. Caffé lungo e sigarette, il luogo comune al quale puoi decidere di cedere se il sonno, almeno per oggi, sembra proprio un cattivo alleato.
E ancora niente, nessun pensiero illuminante, solo la tua Lucky Strike che si consuma sul portacenere di vetro, solo la lampada da scrivania che continua a ronzare, solo una gran voglia di lasciare frasi in sospeso e di cambiare idea repentinamente.
Rivalutare, dunque, l'idea di andarsene a letto. Ora
words of pledging trust and lifetimes stretching forever by FrancesGlass at 00:32 | link | commenti (5)
ordung/unordung inner-eye
martedì, 02 settembre 2008

Gifts

Mi ritrovai il seme della ribellione tra i denti, mentre ingoiavo stelline con formaggino e omogeneizzato. Lo conservai, per anni, nel taschino sinistro della camicia, accanto al sanguinolento organo che tende a spaccarsi per la minima sfortuna.
Non l'ho più tirato fuori da allora. Nello sforzo di convincere me stessa della saggezza della staticità. Ma quel seme è ancora lì, lo so: posso sentirne il peso accanto al cuore, sono sicura che prendendolo tra indice e pollice non mi sarebbe difficile sentirne le striature, lasciate dal tempo che è passato invano, letti di fiumi  rabbiosi ormai prosciugati.
Alzo un po' la musica, un po' di più. Non è vero che tiene a bada i demoni, non è vero che è la panacea di tutti i mali. Dalla musica ti aspetti solo che sia solidale, che venga giù con te quando ti inoltri negli abissi maleodoranti del malumore, che ti porti su, cullandoti, quando risali la china appoggiata ad una fragile scala di riso.
Questo è il mio seme della ribellione. A me, per ora, non serve. Dunque lo regalo a te, come se fosse un dono vero, come un libro, come una scatola di cioccolatini, come un cd che non ti piace ma che continuerai ad ascoltare perché

Canticchiavo per esorcizzare la paura, ti sforzavi di capire l'ornitofobia, m'è venuto di volerti bene e di iniziare a farti regali bislacchi.
words of pledging trust and lifetimes stretching forever by FrancesGlass at 21:33 | link | commenti (4)
ordung/unordung girovita-dafne