Premessa necessaria:
oggi mi sento un po' così
Mi sveglio e mi sento come uno qualsiasi dei personaggi di Welsh: insofferenza, poca voglia, occhi gonfi, cerchio alla testa. E ieri non ho bevuto. Pizza pesante, indigestione, insonnia e stamattina ho un esame.
Arrivo all'università in compagnia della sorella dall'aria serafica che dentro di sé nasconde il furibondo Mario, prendo confidenza con l'aria dimessa di gente che sta lì solo per tentare l'esame, trattandosi di squallido e deprimente test a risposta multipla e mi sento il Superuomo di Nietzsche o comunque qualcuno di molto molto importante.
Nell'aula informatica, polli in batteria. La risposta accademica a Tempi Moderni di Charlie Chaplin. Duecento idioti che cercano di dimostrare di aver studiato cliccando la risposta giusta con un mouse ingiallito dalla nicotina. La docente, dopo aver scopiazzato le domande da un sito accessibile a tutti e tral'altro molto noto, si aggira per l'aula con l'aria serena tipica del serial killer,
sembra lo scheletro di Meryl Streep che se ne va in giro sorridendo a tutti. E io che credevo che fosse solo una fissa di mia madre quella di dire che gli psicologi sono
veramente i più pazzi.
C'è gente che esulta per voti mediocri e io mi ritrovo a bestemmiare sonoramente perché ho risposto bene a tutte le domande. Perché? Perché lo scheletro di Meryl Streep ha deciso all'ultimo momento che i voti alti devono sostenere l'orale, non previsto fino a dieci minuti prima, per dimostrare di non aver copiato. E' qui, potete vedermi con l'espressione ritorta in un misto di ansia e furia omicida, che inizio a sentirmi Josef K che gira e rigira nei corridoi del tribunale, avanti e indietro, su e giù, senza riuscire a capire
perché è stato condannato. Fa un caldo boia, potrei senza problemi abbandonarmi alla voglia di compiere una strage stile Colombine costruendo armi con materiali di recupero, ma decido saggiamente di andarmene, considerando come poco propizie le lacrime della ragazza, interrogata per prima, bocciata nonostante la lode allo scritto. Meursault malsopporta il caldo e io mi ci sono sempre un po' riconosciuta nel suo modo di fare.
Salgo in macchina, abbandonandomi ad una crisi di nervi. Dal corpo di mia sorella è venuto fuori Mario, proprio nel momento in cui realizzo che in me vivono le copie fallite ed un po' patetiche di Mr Bean (cazzo, vuoi mettere? Sono il primo caso umano ad aver rinunciato ad un 30) e di Nino d'Angelo. Non so perché, ma sento voglia di sceneggiata napoletana.
E ora sono a casa e sto, finalmente, per andarmene a letto. E forse prima mi metterò a leggere un po', giusto per avere nuovi personaggi ai quali confrontarmi domani, durante l'ennesima giornata di merda del periodo. Le consolazioni della cultura.