
Quella rosa, sui gradini dai contorni smussati dal tempo, rimarrà lì a godere del tepore del sole, del rigenerante fresco della notte e della leggerezza della pioggia. I petali di quella rosa, attaccati alle suole delle scarpe dei ragazzini che siamo stati. Quella rosa da venti centesimi, due centesimi per petalo, ce l'avevo tra le mani, a due passi dal porto e poi, mentre Aristotele e Nietzsche e Hume e filosofi di strada ai quali ho dimenticato di chiedere il nome mi riempivano la testa con frasi sospese a metà, ecco proprio in quel momento, l'ho posata e lì è rimasta per sempre.
Tutto si è mescolato, le risate, i discorsi impossibili su vite improbabili, i pigiami sdruciti, a quel bicchiere rovesciato per terra.
E quella rosa resta lì, mentre il treno scivola leggiadro sui binari che, da oggi, porteranno sempre alla medesima meta.
Oggi è domenica e di domenica mia madre è solita invitare per pranzo mio fratello assieme alla sua ragazza, come per convincersi che il suo piccolo non sia mai andato via dal nido, come per annusargli sulla pelle ancora l’odore del suo latte.
Oggi è domenica e di domenica sono solita rimanere girata, per tutta la durata del pranzo, verso lo schermo della tv, fingendo interesse per quelle inenarrabili amenità che passano quotidianamente su Mtv. E poi quelli che vengono concepiti come racconti, nella mia mente piccola e limitata, diventano versi, parole che si rincorrono a perdifiato, ma che non riescono comunque a costituire un discorso, un periodo sensato, come se bici, gare, colesterolo, il governo appena caduto, il governo da ricostruire, le gravidanze indesiderate, i gay, i gerani sul balcone, l’edera che nasconde il giardino nel quale giocavo e parlavo parlavo col mio amico immaginario, l’edera che sola ascoltava i deliri infantili, l’edera che oscurava a mia madre i miei baci tredicenni, ecco, sì, anche tutti i baci che ho dato, i letti che ho riscaldato, le menti che ho sporcato, il freddo e il caldo, l’inverno e l’estate, quell’inarrestabile ciclo di amici che prima lo sono e poi non lo sono più, le tue labbra appuntite, le tue labbra carnose, i tuoi occhi grandi, i tuoi occhi a mandorla, i tuoi occhi neri, i tuoi occhi verdi, il lasciarsi rincorrere da qualcuno mentre si rincorre qualcun altro, tutte le parole dette da persone ormai morte, tutte le parole dette da persone che moriranno, ecco, la domenica a pranzo è come se tutte queste cose che sono la mia vita, la loro vita e lo strappo dal quale si intravede la vita di qualcun altro, è come se tutte queste cose iniziassero a non avere più un significato preciso, è come se iniziassero a dissolversi nel vortice del mio respiro che si fa sempre spudoratamente più regolare, mentre mi assopisco sul divano, la domenica, all’ora di pranzo. Mio fratello suona alla porta, ma sarà qualcun altro ad aprirgli.
In occassione della lungimirante azione di salvataggio blog, proposta da Gambette&co., la sottoscritta ha deciso di scovare un blog di cultura.
Ordunque, tra varie e disperate ricerche, mi si è palesato sullo schermo codesto universo
http://apologiadelcristianesimo.splinder.com/
La cosa che mi ha colpita è stata la presentazione degli autori:
Siamo un gruppo di amici cristiani cattolici, studiosi della Parola di Dio. Il nostro impegno è quello di confutare le false dottrine. Tel. 3385284036 - 3397680543.
E, dopo aver visto la profondità e l'accanimento di questi uomini di fede, ve lo giuro, mi è veramente venuta voglia di telefonar loro, per fare due chiacchiere, proprio come sognava di fare il Giovane Holden con gli autori dei suoi libri preferiti. Per discutere di aborti, sesso promiscuo, immacolate concezioni e tutti quelli erotici argomenti che i cristiani trattano in un modo sempre aperto e totalmente privo di ogni qualsivoglia tabù.
E se per caso ve lo state chiedendo, sì, le immaginette sacre le ho salvate tutte. Tutte.
L'acqua scroscia, insolente, sulla strada sconnessa.
Tu stai dentro, a perderti e ritrovarti in azioni logore e pensieri stupidi.
Le pagine si sovrappongono ed ecco che sei di nuovo fuori, ad ascoltare i soliti discorsi stanchi sulle angosce mediocri dell'uomo medio. Ti accorgi di usare troppe volte l'accoppiata nome-aggettivo per riempire osservazioni sulle quali, in realtà, non investi la benché minima attenzione.
Rieccoti dentro. Con la musica alta, volta a coprire le urla delle tue insoddisfazioni, spiegazzate, schiacciate nel fondo del cassetto che cerchi di non aprire mai, se non in caso di necessità.
La stessa logica che ti spinge a stare dentro piuttosto che fuori.
La stessa logica che, il più delle volte, ti porta a tacere.
Perché a volte è impossibile definire una priorità tra i pensieri ed è per questo che si finisce per parlare e scrivere e ascoltare le cose più stupide.