
Fumi ancora un po’ addosso al trauma di aver scoperto di esistere.
Sei qui, ora: un cuore che pompa sangue caldo, i rivoli di sudore dietro la schiena e l’emozione, vivida, negli occhi.
Fumi distrattamente, come tanto piace a lui, che ti guarda di lato, per non farsi notare.
Fumi e torni indietro a quando eravate solo dei ragazzini e i chilometri facevano più paura e ora invece avete il callo della routine ferroviaria.
L’aria è umida, quasi insopportabile. Ma ti basta un suo bacio per tirar fuori lo spirito di tolleranza e adattamento che ti è un po’ mancato in quest’ultima vita.
Fumi oltre la sua capacità di farti sentire bella e desiderata.
Sanguigno.
Carnale.
La sigaretta cade via, giù per lo scoglio, facendo meno rumore delle punte di una ballerina.
E lui ti abbraccia di lato guardandoti in quel modo che.
Ma finirà tutto. Fra due ore.
Quando t’accompagnerà a casa.
E dirsi “Ci vediamo tra due mesi” sarà così imbarazzante che ripiegherete su un sussurrato “Ciao!”.
Groppo in gola.
Gambe spezzate.
Emozione palpabile.
Ti chiudi la porta alle spalle e “Bentornata nella tua vita” di alienazione e pigiami usurati.
La tua vita che non ha veramente bisogno delle tue gambe longilinee per andare avanti.
Già, proprio la tua vita che puzza di lavoro e libri universitari che non t’interessano mai veramente.
Ti resta solo il flash di un contatto, l’idea di un’affinità che hai costruito di sera, da sola in camera, fingendo di scegliere coscientemente quest’isolamento.
Questa sera niente musica.
Questa sera vai a letto così: il pensiero degli impegni di domani e la paura di un futuro che incombe.
Al buio fumi un’altra sigaretta, l’ennesima.
“Non devi fumare così tanto!”. Le sue parole risuonano nella tua poco accogliente camera da letto.I lunghi singhiozzi dei violini d'autunno
feriscono il mio cuore
d'un monotono languore
(Paul Verlaine)
Le serate autunnali passano tra brividi di freddo e discorsi inutili sulle previsioni meteorologiche, sui ricordi di un'estate che è passata solo da qualche giorno e sui buoni propositi per una nuova invernata produttiva. Buoni propositi che per un attimo metti da parte quando, la mattina dopo, scrivi qualcosa sul parabrezza del tuo vicino, appannato dall'umidità della notte.
La mia camera che odora di caldarroste, i vecchi amici che mi tengono compagnia sotto la pioggia, riscoprire le abitudini degli altri anni, leggere avvolta nel plaid, mettere su Iron&Wine e scoprire che è questo il periodo più adatto per ascoltarlo, parlarti al telefono tra uno sbadiglio e l'altro prima di abbandonarmi alle viscere calde del letto.
E' questo l'autunno che mi piace.
Lovely oldish.
Poi ci sono gli impegni che si accumulano, i capelli che cadono, le labbra che si spaccano per il freddo e le scollature che man mano si trasformano in dolcevita. E in soggiorno c'è la mia vecchia zia che riprende a guardare tutte le telenovelas interrotte durante l'estate, storie di intrighi e testamenti, storie che mi farebbero venire il mal di testa, se fossi io la soggettista. Lei rimane lì in soggiorno dalle 16 alle 20 a guardare come Terry ha ottenuto tutta l'eredità del padre, lei è lì davanti allo schermo e ridendo dice "Mia madre, in eredità, mi ha lasciato solo il diabete!" e qualora si posizioni davanti al cassetto delle brioches, bé, non posso neanche chiederle di spostarsi per non compromettere la sua concentrazione.
Gli spazi vitali che si riducono ed il tempo che sembra accorciarsi, le mattine in cui la voglia di alzarsi scompare del tutto, andare al lavoro di fretta, sotto l'ombrello, ed arrivare in ritardo con i capelli inumiditi, vedere il cielo scurirsi già nel primo pomeriggio.
Credo sia questo il rovescio della medaglia, ma sento di poterlo sopportare. Per quest'anno.
Sarà l'abbassamento intellettivo procuratomi dalla febbre, ma in questi giorni ho visto quasi esclusivamente televendite e pubblicità.
Potrei enumerarvi le offerte in corso per materassi e pentole e per quegli aggeggi blu, rossi e verdi che aiutano in qualche modo "a smaltire tua cellulite senza lo stress di palestra". Se comprate un Eminflex matrimoniale vi arriverà in regalo la splendida coperta Nuvola doubleface, mentre se ordinate una batteria di pentole vi spetta un microonde in plastica effetto acciaio.
E che dire degli slogan. Quelli mi mandano letteralmente in sollucchero. Dallo shampoo alle calze si potrebbe tirar fuori il ritratto dell'italiano medio, ma devo dire che anche il tipo della Coca Cola che vaneggia sul tettuccio del bus e che si preoccupa che la sua ragazza dica sempre sì non è da sottovalutare per importanza sociologica.
Insomma, nel mio cervello è in corso una vera e proprio involuzione che spero avrà termine con l'abbassamento delle temperature. Ho avvisato mia madre di uccidermi senza remore qualora mi vedrà orbitare intorno ai programmi della De Filippi, quello sarebbe veramente troppo.
E, nel frattempo, faccio in modo che la preoccupazione per il mio istupidirmi scemi grazie al pensiero di quel qualcuno che su google ha cercato "masturbazione e infarto" ed è stato gentilmente dirottato qui.
Se atto ero(t)ico dev'essere a strapparci alla vita che almeno non sia solitario.


Succosa confidenza: il mio egocentrismo mi porta a valutare la conversione.
[Si ringraziano Don X e Andrea per la gentile concessione, e mia sorella per il marmo Verde Guatemala sullo sfondo. Profusione di abbracci anche per tutti coloro che hanno risvegliato il cristiano che era in loro.]
I think I'll take the dog for a walk
Yeh maybe I'll meet up with some friends
Yeh maybe I'll meet up with some dogs
'Cos you're supposed to be my friend
Era solo.
Solo e nella vasca da bagno.
Era solo, nella vasca da bagno e aveva solo un phon.
Ed è bastata quella sola scossa a riportargli alla memoria l'abbraccio caldo della madre, i baci umidi di tutte le amanti, le pacche tiepide di gente che confondeva.
Un'altra scossa per digerire l'abbandono.
Ed un'altra, forse, per lasciarsi andare al calore che, dalle viscere, gli saliva in viso trasformandosi in una carezza gelida.
Perché?
Non è che mi sopravvaluto.
Ma oggi, all'incontro di orientamento per Scienze e Tecniche Psicologiche, c'era uno con una maglietta con su scritto P S Y C H O.
E non aggiungo altro.