
Ombre d'agosto
Non va bene una rima
Non vedo la cima
Muoio, al mio posto
Mamma, sarò buona, obbedirò sempre e non farò più capricci a pranzo per mangiare la pasta. Farò sempre i compiti entro le cinque, andrò a letto entro le nove e non guarderò mai la tv per più di un'ora. Ma comprami Barbie Maestra, per piacere.
M'insegnerà ad essere costante nello studio e probabilmente non mi ritroverò universitaria, ad un giorno da Sociologia Generale, a divorare centinaia di pagine sull'arretratezza dell'informazione nel Mezzogiorno. Non dirò più le parolacce, mamma, non farò più piangere Gesù e non accetterò caramelle dagli sconosciuti,almeno per qualche anno, ma regalami Barbie Maestra, ti prego.
Mi piace, la voglio, m'insegnerà ad essere una ragazzetta a modo.
Papino, diglielo anche tu che sarà grazie a Barbie Maestra se avrò una possibilità di diventare un'urlante suffragette dietro il microfono di qualche rinomato organo d'informazione.
Barbie Haway, Barbie Mille e una Notte, Barbie Olandese. Sono ben trentacinque gli anoressici corpicini in plastica che costituiscono quella stupida collezione che mia madre si ostina ancora a spolverare.
Non mi regalarono Barbie Maestra, costava troppo per via della lavagna e dei due allievi facenti parte della confezione. Ed è a questa manchevolezza che si deve la mia naturale inclinazione alla disobbedienza e l'inevitabile paranoia per l'esame di domani.
E la mia subdola capacità di scaricare la mia colpa d'essere pigra? Questa dove l'ho guadagnata? Sarò mica la figlia illegittima di Nick Naylor di Thank You For Smoking?
"Se trovi delle argomentazioni efficaci, allora hai ragione e se tu hai ragione, l'altro ha torto!"
Il tempo mi scivolava dai voiles dei vestitini estivi.
Mi riempivo la bocca di vento, correndo in discesa e, quando nessuno ci guardava, succhiavamo quel liquido agro dai fiori di campagna.
I litigi erano colorati e le urla erano quelle profumate di acqua di colonia, di bambini antichi che giocano a nascondino e a campana.
Si rideva delle cadute, ma a volte si piangeva perché non è vero che l'importante sia partecipare. E il mondo degli adulti, che insiste con queste ipocrisie, era una bolla dai contorni sfumati che non ci allettava affatto.
Tra bambine c'insegnavamo le piroette e le ruote e le verticali.
Leggere come quei cappelli che ci facevano indossare per ricoprirci di un'innocenza che è un luogo comune, un'innocenza che non corrispondeva a quella della nostra infanzia.
Distolgo lo sguardo.
E' stato un attimo fa.
La cara s0phi3 mi ha coinvolta in una delle tante "simpatiche" catene da blogger.
Per quanto vi possa interessare, eccovi il fagotto con l'incipit di cinque libri, scelti a occhi chiusi tra la folla della mia librera dalla quale si sollevavano grida di lamenti tipo "Scegli meee, l'interpretazione dei sogni è il sale della vita" "Nooo, scegli me. Ti ho fatto compagnia durante le ore di chimica in terzo liceo!" "Non puoi di sicuro fare a meno del tuo caro George che ti ha fatto conoscere la Catalogna" "Secondo me io dovrei essere il tuo prediletto Non facciamo dei funerali del cazzo prima che ci sia uno stronzo da seppellire...ricordi?"
In ordine di apparizione, let me introduce to you
Ero una volta giovane e aggiornato e lucido e sapevo parlare di tutto con nervosa intelligenza..
(Jack Kerouac - I sotterranei)
Anche se c'era un bel sole, sabato mattina era di nuovo tempo da cappotto...
(Jerome David Salinger - Franny e Zooey)
Era una gioia apppiccare fuoco. Era una gioia vedere le cose divorate, vederle annerite, diverse.
(Ray Bradbury - Fahrenheit 451)
La donna? E' semplicissimo - dice chi ama le cose semplice: è una matrice, un'ovaia; è una femmina..
(Simone de Beauvoir - Il secondo sesso)
I sotterranei sono un dedalo di budelli illuminati ogni venti trenta metri da tubi al neon...
(Nanni Balestrini - Gli invisibili)
Ed ora mi tocca annunciare i nomi dei cinque eletti. Tranquilli. Ho un pò di conti in sospeso da saldare.
Nomino il mio ginecologo e che ogni volta mi fa bere fino a quando non sono piena come una zampogna, lo spazzino che non ritira mai il mio sacco, il gatto del vicino che danneggia la mia amata edera, il benzinaio ladro e quel piccolo pervertito che simula gemiti ogni volta che risponde mia zia al telefono.
Un alluce in primo piano, l'alluce di Nick (James Gandolfini) che dorme come un angioletto sul proprio divano.
Che abbiano inizio le danze.
Lui, lei, l'altra.
L'altra, Kate Winslet, è una donna ovviamente molto giovane e assetata di sesso, "totalmente rossa" (ci fidiamo della descrizione accurata del protagonista). Vende biancheria intima da battaglia a casalinghe annoiate ed è dotata di una certa capacità oratoria, durante l'amplesso.
Lui è figlio di tre generazioni di puttanieri (e questo ce lo conferma la madre), si farà circoncidere per allietare le ore della sua prorompente rossa e, come se tutto ciò non bastasse, le dedica poesie circa il grado d'umidità della sua figa (ah, quanto vorrei riportare quei versi!), lasciandole sparse per casa. Un uomo comune, in definitiva.
Lei, una stupenda Susan Sarandon, tradita e disarmata, va in chiesa a cantare Piece of my heart.
Bei colori. Belle atmosfere.
Imperdibile la scena in cui due adolescenti in amore si parlano citando i versi di Cocciante.
Squallido e romantico.
La puzza delle cicche spente e il calore di una sigaretta tra le mani.
Do you love me the way you hold me, cause you hold me like you love me?
Imperdibile postilla "L'industria nello stipetto"
Nel sogno c'erano tutti, proprio tutti.
Il mio professore d'Italiano di terzo superiore, del quale tutte noi sbavose sedicenni eravamo innamorate. Ah, caro Emilio, se solo sapessi che ancora si parla di te, a colazione. E, anche se ormai stentiamo a ricordare il tuo modo di ridere e di toccarti il mento, anche se il suono della tua voce è sfumato, sappi che ancora ti sognamo e ricordiamo i tuoi pullover azzurrini. Questa notte, per esempio, continuavi a recitare imperterrito Dante, in piedi con un piede appoggiato ad una sedia, mentre nel corridoio ci si lanciava lacrimogeni.
C'erano tutti.
Mio nipote vestito da coniglietto mi chiedeva la circonferenza dei Pan di Stelle e poi mi chiedeva chi li avesse inventati ed io abbassavo lo sguardo, giustificando la mia impreparazione in modo sciatto. E lui attaccava a cantare let me take you down...
C'erano anche i miei amici accampati, con tanto di tende e sacchi a pelo, tra i tavolini di un caffé vraiment chic.
Mi sveglio con l'immagine del mio modem che prende fuoco.
I Pan di Stelle sono miei coetanei, il nome dell'inventore mi resta, ahimé, ignoto: l'immagine oscilla tra quella di una nonnetta col fazzoletto in testa che sceglie cosa preparare per i bimbi del vicinato ed un dipendente Barilla che si sforza di creare qualcosa di geniale pur di ricevere la promozione e non ritrovarsi per l'eternità, con un mutuo sulle spalle, a percepire 800.000 lire.
Con solo 7 cm circa di circonferenza, i Pan di Stelle costituiscono il cibo che, assolutamente più degli altri, attira a sé le mie più innominabili fantasie.
E proprio mentre stai per dirle
Che non hai amore da offrirle
Lei è già sulla tua onda
E fa che il fiume ti risponda
Che da sempre siete amanti
(Suzanne - F. De André)
Alba.
Fuma una sigaretta davanti allo specchio per godere della silhouette perfetta restituitale dalla penombra. Si pavoneggia nel suo nuovo vestito di disillusioni e sentimenti affilati, ma accanto ai suoi piedi nudi è ben riconoscibile il borsone già pronto per la partenza, con dentro tutte le parole taciute e le speranze tradite.
Fuma e ammira il braccio che porta la sigaretta alle labbra.
Intorno il silenzio colpevole di chi l'ha gettata via nel momento in cui l'ha colta.
Alle sue spalle Lui, spogliato della sua ritrosia, la osserva mentre Lei già accarezza l’idea di essere altrove.
Indossò i suoi abiti migliori per farsi dimenticare più in fretta, come un bel quadro lasciato a prendere polvere in una camera da letto buia, svuotata dai gemiti, dall'amore, dalla tenerezza.
ovvero quello che una donna come me non dice e che uno stronzo qualunque non ha bisogno di sentirsi dire per l'ennesima volta
CLIENTEIMBECILLE: Signorina, lei mi aveva fissato un appuntamento per una settimana fa..
Tipica tattica dei clienti che cercano di scatenare vaghi sensi di colpa nella mia marmorea anima da segretaria ed ottenere di riflesso una qualche agevolazione
FRANCESGLASS: No, guardi, non mi risulta. Forse ci sarà stata un'incomprensione: sono sicura di averle dato un appuntamento per lunedì prossimo.
Rispondo utilizzando il 10% del cervello (abile nel tradurre gli insulti in un discorso fluido e politicamente corretto), il resto è impegnato a scegliere la playlist della webradio che mi terrà compagnia per tutta questa tragica mattinata
CLIENTEIMBECILLE: Allora, lei non solo mi sta dicendo che sono un bugiardo, ma mi sta dando anche del visionario e dell'opportunista. E' come se lei stesse implicitamente dicendo sono un manipolatore, o qualcosa del genere.
Qualcosa da aggiungere? Mai parlato con una persona così perspicace.