
Impossibile non amarti, quando fai il bagnetto (anche se mi sembra stupido usare i vezzeggiativi!).
I tuoi occhi sono come un cacciavite e sanno molto di più di quanto non si direbbe, mentre meni la paperella di turno.
Sento ancora sul viso le tue mani morbide. Ma frenetiche. Che si muovono al ritmo dettato da Derrick.
Impossibile non guardarti ininterrottamente.
Noialtri crediamo in te, buonsenso. E' l'unico modo per tenere duro, quando gli ormoni scombussolano l'intero organismo e Lei si ritrova di notte a mordersi i gomiti per una speranza tradita, ascoltando Elliott Smith.
Noialtri crediamo che Lei si sia sbagliata nel portare avanti l'idea che le decisioni prese d'impuslo siano effettivamente le più ponderate.
Noialtri abbiamo smesso di avere fiducia nell'inconscio, è l'unico che si rifiuta categorimente di unirsi alla lotta per raggiungere il tanto agnognato equilibrio psicofisico.
Noialtri siamo stanchi di sostenere un corpo che si porta alla deriva per vedere meglio le occasioni che gli si sono prospettate davanti.
"Di gioioso nichilismo
non parlarmi più"
Interno, casa di mia sorella - mezzanotte, postfestaprimocompleannodimionipotesuofiglio (festa, tra l'altro, orgnaizzata con l'apatia tipica di quando si è consapevoli di andare incontro alla calssica reunion di parenti che cinguettano-e che mia sorella ama identificare collettivamente con il nome "I Longobardi", occhi sgranati compresi nella pronuncia..vabbè)
Dopo lunghissime ore di malsana vita mondana dalla quale, nell'arco della nostra esistenza, ci siamo sempre defilate fingendoci ammalate, impegnate, tristi, io e mia sorella siamo riuscite ad ottenere un ritaglio spazio-temporale di calma per abbandonarci al divertimento, quello vero. Perchè noi siamo fatte così: non guardiamo in bocca al caval donato, no, noi gli spalanchiamo la bocca e, affacciandoci alle soglie della gola, facciamo in modo che la nostra risata gli risuoni nell'esofago. Il pensiero è quello che conta, e noi lo apprezziamo..sono i regali che, talvolta, danno il via ad indimenticabili risate.
Mio cognato dorme verticalmente, ignaro dello spettacolo che si perderà se continuerà a russare, io sono accasciata su una sedia e, guardando in basso, m'interrogo sul perchè le mie pantofole con l'orso, sempre estremamente gentili coi miei piedi, siano considerate di gran lunga meno sensuali delle arcigne scarpe alte delle quali mi sono liberata non appena varcata la soglia di casa. Lei, mia sorella, l'anima dello show, dondolando si porta al centro della stanza: più velocemente di quanto non sia capace di fare Superman fatto di coca, è sgusciata fuori dagli abiti eleganti, infilandosi in un pigiama fiorato, abbinato a scarpe di ginnastica verdi militari.
Diamo un primo e sommario sguardo ai pacchi regalo che ci attendono, non tutti portano il biglietto. Un gran peccato, considerando che ci piace ricordare i parenti così "Ricordi la zia Anna?" "Chi???" "Quella che ci regalò quell'orrenda statua di gesso" "Aaaaaaaaah...ho capito, sì!.
Procediamo allo spoglio.
Siamo metodiche: mia sorella ne prende uno in mano, legge il biglietto, stila una breve cronistoria dei regali ricevuti da quello stesso parente negli ultimi anni, dopodiché con cura stacca le coccarde (che opportunamente riciclerà per qualche occasione familiare) e spia il regalo, ancora incartato per metà. Segue uno sguardo profondo ed un commento poco approfondito. Mi passa la patata bollente che, con foga, finisco di pelare. E via, sciogliamo i nostri cattivi pensieri che ringhiano come dobermann davanti alle catene del buonsenso.
Non ci lamentiamo. Giochi, giochini, ninnoli piuttosto divertenti. Adduciamo questo cambio di rotta a due ipotesi:
- di questi tempi, con la globalizzazione che incalza, non ci vuole poi tanto a recarsi in un franchising per bambini e comprare qualcosa che risulti vagamente presentabile;
- i nostri cari zii, invecchiando, hanno capito che diventare la salma più ricca del cimitero non è poi un'idea così allettante ed hanno, quindi, deciso di gettare via i ricci che avevano in tasca e che impedivano loro di prendere in mano il portafogli.
Guardo le tante buste colorate con su scritte frasi obrobriose "L'incata valle dei fanciulli" "A misura di bambino" "Centrifugare a cinquanta girotondi al minuto" e via di questo passo..da studentessa di scienze della comunicazione mi portano a chiedermi chi cazzo li ha scelti questi "esperti" della comunicazione che dovrebbero definire l'efficacia di uno slogan, penso a mia sorella, laureata in scienze della formazione, che si occupa della selezione del personale => mi sale dentro una sorta di risentimento per lei e la categoria che rappresenta. Risentimento immediatamente smorzato da un timido pacchetto venuto fuori proprio tra le buste di cui sopra e dall'espressione fiera di mia sorella che sembra voler dire "Dopo ore di noia, passate a scartare regali decenti, è arrivato il momento della rivincita!". Mi guarda seria, dondolando in uno strano movimento pelvico, e mi dice "Questo è il regalo della zia Nana". Ci vorrebbe la musica di tensione che sopraggiungeva in Miami Vice nei momenti di spannung, ci vorrebbe qualcuno capace di documentare visivamente quest'evento che, nella storia della mia famiglia, sarà ricordato per sempre con ilarità e terrore. Ne siamo sicure. Il curriculum della zia Nana la dice lunga.
Mia sorella inizia a scartare il regalo con l'unghia del mignolo sinistro (è solo una tecnica per impiegare più tempo). Una frase scalfisce il silenzio della casa "All'onore civile e militare". Metto a fuoco il viso di mia sorella contratto in un espressione indescrivibile: occhi sbarrati, denti incisivi in fuori a mò di roditore, movimento pelvico smepre più accentuato. Abbasso lo sguardo sulle sue mani. Una cornice portafoto in argento, la mia miopia m'impedisce di godere appieno dello spettacolo. Allungo la mano e me lo faccio passare, con cautela. Una cornice portafoto in argento, non m'ero sbagliata, con delle fiamme in bassorilievo ed un simbolo strano, queste non si vedevano da lontano. Il riciclaggio è importante, la zia Nana lo sa. Io non l'ho neanche vista mai in faccia, ma so che ha due figli carabinieri e lo so perché non ricordo un regalo che non portasse le stigmate, il sengo indelebile della carriera dei figli. Il quadretto viene depositato sulla pila di oggetti da portare al Mercatino dell'Usato, dove vendemmo con successo un portadistintivo che la zia Nana aveva abilmente fatto passare per un "comodo portadocumenti". "Tanto la zia Nana non ci va mai al Mercatino dell'Usato", è questa la giustificazione di mia sorella ogni volta che io mi diletto in discorsi moralisti.
Siamo psicologicamente prive di energie, dopo questa botta. Mi accompagna a casa: pigiama a fiori, scarpe di ginnastica e cappotto di mio cognato sono compresi nel prezzo.
[questo post sarebbe stato pubblicato in data 21 febbraio, ma ogni volta che qualcuno visitava il mio profilo, mai così tanti da quando ho un blog, splinder si sputtanava ed io perdevo puntualmente ciò che avevo scritto, contando che una volta ero giunta alla fine. Ci sono volute un pò di ore per metabolizzare l'accaduto e riprende a scriverlo su blocco note, lontana da ogni rischio!]
L'affinità elettiva è orfana di futuro
Disturba i progetti rapisce la quiete
Svela i conti in sospeso
Mi parli. Rispondo. Parlo. Mi rispondi.
E' l'interazione ad essere un'illusione dopo che l'equilibrio è venuto a rompersi.
Si procede su strade parallele.
E parlo di tensione, intendendo il mio essere tesa verso un rinnovato dialogo, ma anche combattuta dal provare una certa ritrosia.
Il conflitto non mi piace. Ma mi ci ritrovo puntualmente invischiata.
E l'eco si è smorzato appena
delle risate fatte con gli amici, dei brindisi felici
In cui ciascuno chiude la sua pena
In cui ciascuno non è come adesso da solo con sé stesso
(Guccini)
La voce scricchiolante di un'amica bloccata in un ascensore che continua a scendere costituisce ora uno specchio. Mentre delle stupide parole, le più cieche figlie della banalità, si accalcano sulla punta della mia lingua per essere lanciate fino all'altro capo del telefono, l'unica idea che galleggia sulla sfiducia, procurata dal sentirsi molto simili a Don Chisciotte, è senza dubbio quella che sarebbe bene far confluire la rabbia nelle mani e iniziare un nuovo processo creativo, toccando il mondo come se si stesse nascendo per una seconda volta, scrivendo di tutto, e velocemente, come se non si avesse la possibilità di ignorare le lancette, schiacciando quel pallone come se fosse solo il fagotto dei cattivi pensieri accumulati in questo periodo buio.
Ora siamo qui ad aspettare. E stiamo solo aspettando d'iniziare.
So let's toast the last romance
But just don't ask me to dance

Anche se questi ultimi giorni non saranno amari, non avrò voglia di ballare.
Non chiedermelo, dunque.
Somigliavi a Buddy Holly, e io a Mary Tayler Moore. O forse no.
Sognavamo il Kaiser Keller. E lo Star Club.
Credevamo che l'irrazionale sottendesse determinati eventi. Come questo.
Come il tuo treno in partenza.
C'è sempre il treno di qualcuno in partenza.
Non chiedermi di ballare, dunque.
How To Get There
In un attimo, si ritorna indietro di mesi. Come se il salto in lungo stile Gambero fosse la mia specialità.
Cambiare fa male, soprattutto quando si è travolti da una particolare ed epidemica accidia, soprattutto quando ci si rende conto che quello splendido profumo di zucchero glassato sta ora per trasformarsi in un insostenibile odore di bruciato. Le metafore culinarie non sono mai state il mio forte, forse perché la cucina è l'ambiente della casa che frequento di meno, dopo il garage. Eppure, attualmente, sono le uniche che riscopro adatte a descrivere stati d'animo nei quali mi riscopro inadeguata come davanti ai fornelli.
E ho un'analogia perfetta che continua a giocare sugli scivoli e sulle altalene del mio cervello e che non ci pensa proprio a venir fuori. Comprendeva libri di cucina, consigli sulla vita e incapacità gestionali in campo gastronomico ed esistenziale. Sarà per un altra volta. Quando non ci sarà un fornello a doppia corona a portare ad ebollizione le mie idee.